Le pistole Beretta serie 70


Per chi ancora conserva la speranza che un giorno o l’altro salti fuori la famigerata Beretta calibro .22 del Mostro di Firenze ho pensato fosse opportuno reperire informazioni, soprattutto visive, sull’intera serie 70 che genericamente, come fu confermato da diverse perizie balistiche eseguite tra il 1981 e il 1994, si ritiene sia la linea di produzione Beretta all’interno della quale fu bancata, tra il 1958 e il 1968, la pistola semiautomatica usata per tutti gli omicidi della serie. Ovviamente la pistola Beretta usata dal mostro era idonea solo per il calibro .22 ma poichè la serie 70 comprendeva ben 14 modelli di arma, ho ritenuto importante inserire nell’articolo tutti gli esemplari, anche di diverso calibro e quindi non compatibili con l’arma usata per gli 8 duplici omicidi, con le loro principali caratteristiche distintive. Caratteristiche affatto semplici da capire e da spiegare se non si ha una forte familiarità con questa linea di produzione, perchè si tratta per lo più di modelli che differiscono tra loro per piccole modifiche, anche solo estetiche, o dovute allo scopo di migliorare alcune imprecisioni o piccole deficienze del modello precedentemente commercializzato. L’articolo è stato da me redatto e revisionato, attingendo a piene mani da un resoconto pubblicato in rete su un forum specializzato in collezionismo di armi da fuoco e “militaria”, ed è opera per la parte più tecnica dell’utente Vins_cb, di cui purtroppo conosco solo lo pseudonimo.

Ricordando brevemente come, nel caso del Mostro di Firenze, si arriva a identificare la serie 70 come arma usata dal Mostro, si deve partire dall’omicidio occorso a Rabatta il 14 Settembre del 1974, dove la perizia balistica fu affidata all’allora Colonnello dei Carabinieri Innocenzo Zuntini. Per quel che riguarda questo argomento, il dato che interessa é che il Colonnello Zuntini, nel ricostruire la dinamica materiale del delitto del 1974, ritenne che il numero di colpi sparati fosse “almeno undici” (ma personalmente ritengo 9, vedi infra). Da questo presupposto, una volta determinato che l’arma è una pistola calibro .22LR e ipotizzato di marca Beretta appartenente alla serie 70, dato quest’ultimo non facilmente dimostrabile se non a solo livello di ipotesi, Zuntini ritenne di considerare possibili solo i modelli 73 e 74, in quanto sono le uniche due armi, insieme alla 76 e alla 76s che hanno in dotazione un caricatore a 10 colpi, e quindi avendo già determinato che un unica arma ne aveva sparato 11, non restavano, come possibili, che quelle che potevano incamerare un colpo in canna e 10 nel caricatore. Le altre pistole della serie 70, che comprende 8 modelli in calibro .22 LR, come detto differenti tra loro per piccoli dettagli ma che rappresentano in sostanza un unico tipo di modello d’arma, dovevano escludersi per i seguenti motivi:

  • i modelli 70s,71,72,75 in quanto aventi in dotazione un caricatore a 8 colpi ( e la 70s comunque fu introdotta in cal. 22 solo nel 1979 e in cal.9 corto nel 1971)
  • i modelli 76 e 76s in quanto posti in vendita dal Dicembre 1968 e quindi successivamente al primo omicidio di Lastra a Signa del 21 Agosto 1968.

Per il momento non ci soffermiamo sulla considerazione, banale, che l’arma può essere anche composta assemblando personalmente le diverse parti che la compongono, e sull’ulteriore dato che, anche senza modifiche in alcuni casi, con piccole modifiche in altri, i modelli Beretta della serie 70 possono ben inserire caricatori da 10 colpi pur avendone in dotazione solo da 8. E’ una prova materiale, quest’ultima, che è stata fatta, e ha dato esito positivo su un modello Beretta 71 prodotto nel 1967, il caricatore pur fuoriuscendo abbondantemente dal calcio, si è adattato perfettamente all’arma, e ha consentito l’inserzione delle cartucce senza apparenti problemi di sorta. Non fu fatta anche la prova di sparo, per evitare possibili deterioramenti in caso di malfunzionamento dell’arma, che è da collezione. Stesso discorso per quei modelli che prevedevano la dotazione dell’arma con canne solo da 90mm o solo da 150mm. La canna è uno degli accessori più facilmente intercambiabili di un arma, ma non l’unico, e in particolare nella serie 70 della Beretta, quindi qualsiasi ragionamento atto a voler dimostrare quale modello effettivamente fu usato dal Mostro di Firenze lascia un pò il tempo che trova. I diversi periti balistici che si occuparono, chi dei rilievi comparativi sui bossoli repertati sulle scene del crimine, chi di valutare la possibilità di individuare l’arma che sparò le cartucce da cui derivavano quei bossoli, confermarono tutti la linea percorsa inizialmente dal Colonnello Zuntini circa la individuazione dell’arma per quanto attiene alla classe e al tipo di appartenenza. Ogni valutazione sull’esatto modello o serie di modelli dell’arma fu rimessa, e fu fatta, per ovvi motivi, solo sulla base della maggiore esperienza e conoscenza delle armi, e dei segni caratteristici che la meccanica di sparo lascia sui bossoli e sui proiettili ( ad.es i segni del passo di rigatura della canna). Ma non è possibile, e non fu possibile, affermare con criteri di certezza, ma solo di probabilità, che la pistola calibro .22 che uccise 16 persone tra il 21 agosto 1968 e il 7/8 Settembre 1985 fosse appartenente alla serie 70 e tantomeno quale esatto modello della serie fu usato, se non limitatamente all’esclusione di quei modelli non adatti “ab origine” a incamerare cartucce calibro .22.

Tutto premesso, passiamo a vedere quali modelli, tra i più venduti nel mondo, facevano parte della ormai nota serie 70 della Beretta.

La commercializzazione della serie 70 inizia nel 1958. Esistono due versioni di queste pistole che si distinguono per il diverso tipo di sicura utilizzata. Indicativamente i modelli prodotti fino al 1968 sono dotati di sicura “a traversino” mentre quelli prodotti successivamente presentano una sicura “a leva”. Il passaggio da un tipo di sicura all’altro non è stato immediato, pertanto esistono modelli di entrambi i tipi bancati nel 1968 e 1969. A seconda dei modelli ne esistono sia con fusto in acciaio che con fusto in lega leggera. I modelli esistenti al lancio furono: 70,71,72,73,74,75. Bisogna tenere presente che all’inizio (e anche in altri momenti dell’arco produttivo) l’indicazione del modello non era specificato in nessuna parte dell’arma; sul lato destro del carrello (posizione che in seguito verrà utilizzata per specificare il modello) c’era semplicemente impressa la scritta MADE IN ITALY.

Modello 70

1° Tipo:

70primo

70 primob

2° Tipo:

secondo a

secondo b

Le caratteristiche sono: calibro 7.65 mm Browning, caricatore da 8 colpi, canna da 90 mm, tacca di mira e mirino fissi sul carrello, cane con mezza monta, fusto in acciaio oppure in lega leggera (di listino quella tutta in acciaio costava poco di più). Come è possibile riconoscere le pistole con fusto in lega da quelle con fusto in acciaio? Beh a parte pesandole o testandole con un magnete, è possibile farlo anche guardando il colore del fusto: poiché il fusto in lega leggera non può essere brunito, la finitura applicata è una anodizzazione che rende il fusto di una tonalità più scura rispetto al carrello e alla canna (che essendo in acciaio sono bruniti). Se confrontate le 70 qui su (che hanno fusto in acciaio) con le 71 qui sotto (che sono con fusto in lega) noterete la leggera differenza.

Modello 71:
1° Tipo

primo

primo b

2° Tipo

71 secondo

71 secondo b

Le caratteristiche sono: calibro .22 Long Rifle, caricatore da 8 colpi, canna da 90 mm, tacca di mira fissa sul carrello e mirino fisso sulla canna (tutti i modelli che hanno il mirino sulla canna presentano sulla parte anteriore del carrello una fresatura per permetterne il passaggio), cane con mezza monta, fusto in lega leggera. Una curiosità: uno dei primi cataloghi Beretta descriveva la 71 anche con il mirino fisso sul carrello, esattamente come la mod.70; con tutta probabilità si è trattato di una svista poiché esemplari così configurati non se ne sono mai visti in giro. A richiesta era possibile acquistare anche una canna lunga.

Modello 72:

Questo è il 2° tipo ma ovviamente, essendo stata introdotta nel ‘58, esiste anche con la sicura a bottone:

72

Le caratteristiche sono le stesse del modello 71 eccezion fatta per la canna: la 72 viene fornita con due canne: la canna lunga (150mm) montata e la canna corta ( 90mm) a corredo.

Modello 73:

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Caratteristiche: calibro .22 Long Rifle, caricatore maggiorato da 10 colpi, canna da 150 mm, tacca di mira fissa sulla canna così come il mirino; cane con mezza monta, fusto in lega leggera. Tutte le pistole con caricatore maggiorato (quindi le .22 con caricatore da 10 e le 7.65 con caricatore da 9) montano delle guancette più lunghe di quelle normali che si prolungano oltre il fusto per accomodare meglio il caricatore; il fusto non cambia in base al numero di colpi che ha la pistola. Inoltre per rendere confortevole la presa nei modelli con caricatore maggiorato è aggiunto un distanziatore in plastica che porta lo spessore della parte scoperta del caricatore pari a quella de resto dell’impugnatura dell’arma.

Foto del caricatore con il distanziatore:

caricatore73

Non cambiando il fusto è quindi possibile utilizzare caricatori lunghi anche nelle armi che montano le guancette corte, semplicemente il caricatore sporgerà di fuori. Il modello 73 è molto più comune nella versione con sicura a bottone, in quanto la produzione cessò non molto dopo il 1968. E’ stato il primo modello ad essere tolto dalla produzione, probabilmente perché la richiesta non era alta.

Modello 74:

74-1

Caratteristiche: calibro .22 Long Rifle, caricatore da 10 colpi, canna da 150 mm, tacca di mira regolabile sulla canna, mirino fisso sulla canna, cane senza mezza monta, fusto in lega leggera. La canna è di qualità superiore agli altri modelli, selezionata per il tiro. Se non altro, sui primi modelli dovrebbe esserci una vite conica di regolazione dello scatto sotto la guancetta destra, che agisce sulla barra di scatto. Lo scatto in generale è più leggero degli altri modelli (vedere il mod. 76 per dettagli).
Per questa pistola era possibile acquistare a parte una canna corta:

p1260038jpgthumbnail1

Modello 75:

75-1

E’ in pratica una 71 con la canna lunga invece di quella corta, ovvero una 72 senza la canna corta. Qualche anno più tardi, sicuramente non prima del 1964, secondo accertamenti fatti nel 1974 dal Colonnello Zuntini, nel Dicembre 1968, viene introdotta anche la mod. 76.

Modello 76:

761

762

Le caratteristiche sono: calibro .22 Long Rifle, caricatore da 10 colpi, canna da 150 mm, contrappeso in alluminio, tacca di mira regolabile sul contrappeso e mirino sostituibile sul contrappeso (tre misure di mirino in dotazione all’arma: 2-2,5-3 mm). Essendo presente il contrappeso la parte superiore del carrello è fresata rispetto agli altri modelli, così come quella dell'”anello” anteriore che gira attorno alla canna. E’ ragionevole pensare che anche le canne della mod. 76 siano di qualità superiore alle altre. Non ha la mezza monta del cane, il fusto è in acciaio ( è la prima .22 della serie ad averlo) ed il peso di scatto è più leggero degli altri modelli (si attesta intorno agli 1.5 Kg). Questo alleggerimento dello scatto è ottenuto grazie all’uso di una diversa molla della barra del grilletto, una diversa molla del controcane, un cane ed un controcane diversi rispetto agli altri modelli. Anche la mod. 74 usa questi componenti differenziati.

In dotazione con la pistola vi era anche una chiave multiuso per la regolazione della tacca di mira e la sostituzione del mirino nonché un caricatore aggiuntivo. Ad un certo punto della produzione è stato sostituito il grilletto con uno di tipo meno arcuato.
Vi sono almeno tre diversi tipi di tacche di mira utilizzate, eccole qui:

tacchemira70

Esistono due tipi di guancette in plastica per questa pistola: il primo è identico a quello della 74, ovvero senza appoggiadito, il secondo invece presenta l’appoggiadito. A richiesta era possibile avere le guancette in noce semianatomiche (prodotte sia per destri che per mancini). Negli anni la finitura del contrappeso è variata: alcuni modelli hanno una finitura liscia altri una più “ruvida”; alcuni esemplari hanno un solo grano di fissaggio del contrappeso alla canna (con innesto a taglio) altri ne hanno due (con innesto a brugola). Il perno passante, su alcuni esemplari (pochi per la verità), non è presente.

Modello 76S:

76S1

76S2

Esteticamente è quasi identica alla 76, ma presenta alcune differenze meccaniche sostanziali:

  • fusto in lega leggera (se confrontate le foto di questa 76S con quelle della 76 subito sopra noterete che nella 76S il colore del fusto è più simile al nero del contrappeso che al grigio del carrello)
  • cane con mezza monta;

Per quanto riguarda le differenze estetiche, invece, il carrello è in alcuni punti più “stondato” rispetto alla 76. Ecco due immagini che mettono a confronto 76 e 76S:

confronto76-76S

Modello 70S cal. 9 corto:

70S-9c

70s-9c2

Caratteristiche: calibro 9 mm Browning corto, caricatore da 7 colpi, canna da 90 mm, tacca di mira e mirino fissi sul carrello, cane con mezza monta, guancette con poggiadito, fusto solo in acciaio. A richiesta poteva essere dotata di sicura automatica al caricatore. E’ la prima ed unica calibro 9 della serie 70 e fu introdotta nel 1971. E’ uscita di produzione nel 1983, prima che il 9 corto venisse liberalizzato in Italia. Nel 2002 è stata catalogata e ne sono state importate alcune provenienti da un corpo di polizia Svizzero. Ne esistono due varianti che esteticamente risultano essere assolutamente identiche:

  • la prima era importata negli Stati Uniti dalla Garcia, ed era caratterizzata da un diverso sistema di blocco carrello rispetto a quello tipicamente utilizzato sulla serie 70: in questa variante è la parte posteriore dell’elevatore che blocca il carrello in apertura. Sfilando il caricatore il carrello si chiude; se si vuole mantenere il carrello aperto sarà necessario arretrarlo ulteriormente e agire manualmente sulla leva dell’hold open. Il comportamento è del tutto analogo a quello della modello 34/35. Alcune immagini esplicative:

70Sgarcia2

Come si può notare il carrello tocca con l’elevatore e rimane in posizione leggermente avanzata rispetto alla classica posizione d’apertura (la leva hold open non può essere sollevata col carrello in questa posizione).

Dalla leva dell’hold open manca inoltre la linguetta che negli altri modelli sporge all’interno del fusto e che viene sollevata dall’elevatore del caricatore quando questo è vuoto:

70Sgarcia3

Sui primi esemplari (sicuramente meno di 5.000 pezzi) la scritta sul carrello è “Cal. 9 corto” invece di “Cal. .380” che verrà successivamente adottato.

70Sscritta9corto

  • La seconda variante è quella importata dalla Berben Corporation ed il sistema di blocco del carrello è quello classico, montato su tutti gli altri modelli. Da notare che i caricatori di queste due varianti non sono intercambiabili: hanno caratteristiche meccaniche diverse e le stesse pistole differiscono per lo scasso nel fusto che ospita il caricatore.

Modello 70 S calibro .22 Long Rifle:

70s221

70s222

Le caratteristiche sono: calibro .22 Long Rifle, caricatore da 8 colpi, canna da 90 mm, tacca di mira regolabile sul carrello e mirino fisso sulla canna, cane con mezza monta, fusto in acciaio, guancette in plastica con appoggiadito, a richiesta sicura automatica al caricatore. E’ l’unica “compatta” calibro .22 di questa serie ad avere il fusto in acciaio. E’ stata introdotta con molta probabilità nel 1979.

Modello 100:

100

mod1002mod1003

Le caratteristiche sono: calibro 7.65 mm Browning, caricatore maggiorato da 9 colpi, canna da 150 mm, tacca di mira regolabile sul carrello, mirino fisso sulla canna, cane con mezza monta, fusto in lega leggera. Questo modello nasce nel 1969 a causa del Gun Control Act Americano del 1968 che non permetteva più l’esportazione della modello 70.

Modello 74 A:

74A

74A2

74A3

car_74A

Quasi identica alla mod. 100, differisce da essa per il materiale del fusto, che in questo modello è in acciaio, e per le guancette che qui sono con poggiadito.

Modello 101:

mod1011

mod1012

Ha le stesse identiche caratteristiche del modello 74, ma differisce per il diverso passo di rigatura della canna.
Introdotta nel 1969.

Modello 102:

mod1021

mod1022

mod102

 

Ha le stesse identiche caratteristiche del modello 76, differisce per il diverso passo di rigatura della canna.
Introdotta nel 1969.

Modello 70T:

SONY DSC

SONY DSC

Identica al modello 100 ad eccezione delle guancette, che qui sono con il poggia-dito.

Modello 71 “2° Versione”:

 

808220s

808220d

 

Caratteristiche: calibro .22 Long Rifle, caricatore da 8 colpi, canna da 150 mm, tacca di mira regolabile sul carrello e mirino fisso sulla canna, cane con mezza monta, fusto in lega, guancette in plastica con appoggiadito, sicura automatica al caricatore.

Questo modello è un po’ particolare. É stato l’ultimo modello della serie 70 ad essere introdotto; la maggior parte di queste pistole sono state bancate fra il 1981 e il 1983 e sono rimasti nei magazzini Beretta anche per più di 10 anni. Con tutta probabilità le pistole di questo modello sono state assemblate come modello 71 ‘classico’ ma sono state successivamente modificate dalla Beretta per poter essere esportate negli Stati Uniti. A causa del Gun Control Act del 1968, infatti, le norme si erano fatte più restrittive: un’arma per poter essere esportata negli USA doveva raggiungere un certo punteggio minimo, che dipendeva dalle caratteristiche dell’arma: più la canna è lunga più il relativo punteggio aumentava, una tacca di mira regolabile valeva più di una tacca di mira fissa, le guancette semi-anatomiche valevano più di quelle normali, la sicura al caricatore aggiungeva punti. Fu per questo che la Beretta effettuò delle modifiche, le cui tracce risultano poi visibili sul revolver: in particolare la tacca di mira fissa viene rimossa e la sede allargata per ospitare quella regolabile; la sede infatti non risulta essere quella tipicamente utilizzata per le pistole con mira regolabile ma proprio quella di una mira fissa successivamente allargata per alloggiarne una regolabile. Ecco due immagini che mettono a confronto una 70S in .22LR (che nasce con la tacca regolabile) con la 71 “nuova versione”:

70svs71

Tracce di lavorazione sono visibili anche sul fusto, sotto le guancette: a causa delle modifiche effettuate per aggiungere la sicura al caricatore alcune parti risultano lasciate in bianco, senza anodizzazione. La canna viene anche sostituita con il tipo lungo e le guancette normali sostituite con quelle semi-anatomiche.

Ad avvalorare questa tesi c’ è quest’altro particolare:

71v21983

Nell’immagine sopra si vede una 71 “versione 2” che si trova negli Stati Uniti. Come si può notare è stata bancata nel 1983 [AL], il numero di catalogo impresso sul fusto è il n. 6 (corrispondente alla 71 ‘classica’). Presenta inoltre il punzone con l’emblema della Repubblica Italiana con le lettere GVT:

punzone

Questo punzone viene apposto dal banco quando l’arma testata è conforme alle specifiche presenti nella scheda di catalogazione relativa al numero di catalogo impresso sull’arma.
L’arma catalogata al numero 6 è una 71 ‘classica’ che deve avere, fra le altre cose, tacca di mira fissa e canna da 90 mm; è verò che la scheda prevede anche la canna lunga ma questa aggiunta è stata chiesta solo nel 1992, mentre l’arma è stata bancata nel 1983. Se ne deduce quindi che quando l’arma è passata al banco era a tutti gli effetti una 71 ‘classica’. E’ stata successivamente modificata dalla Beretta per i motivi ricordati. É da notare che questa pistola, così modificata, non poteva essere commercializzata in Italia perché le sue caratteristiche non corrispondevano più a quelle specificate nella scheda di catalogazione n°6. Nessun problema per esportarla tuttavia, poiché il numero di catalogo è un numeretto che vale solo per l’Italia.
Si può aggiungere che questa pistola è stata esportata negli Stati Uniti prima del 1988 poiché non compare nel database matricolare della Beretta U.S.A., che copre solo le armi costruite o importate dal 1988 in poi.(Sul sito www.berettasupport.com si possono fare le ricerche sulle matricole). Allo scopo di vendere questi revolver anche in Italia, nel 1993 Beretta ne chiede la catalogazione ottenendo il numero di catalogo 8082.

Questo è uno di quegli esemplari:

beretta71secondaversion

beretta71secondaversionb

Si può notare come il numero di catalogo è stato ripunzonato (l’anodizzazione, in corrispondenza del numero, è saltata via; di norma invece il numero di catalogo viene impresso da Beretta prima di applicare la finitura all’arma). Sopra al numero 6, quindi, è stato punzonato 8082. Anche questa pistola si trova negli Stati Uniti, ed avendo il numero di catalogo ripunzonato è stata certamente esportata dal 1993 in poi; Dal sito beretta si ricava infatti questo risultato:

matricola

ovverosia importata negli USA proprio nel 1993 (per le armi prodotte in italia, il campo “manufacturing date” va inteso come anno di importazione e non di produzione; le matricole vanno inserite con le lettere maiuscole).

E la canne corte montate prima della modifica che fine hanno fatto? Con tutta probabilità sono quelle che, in alcuni casi, accompagnavano le 71 così modificate:

beretta71secondaversionc

Solo all’estero però! La scheda 8082, infatti, non prevede come nota aggiuntiva l’intercambiabilità con una canna più corta.

Modelli in serie limitata
I modelli 70,71,70S in 9 corto sia con sicura a bottone che con sicura a leva, erano disponibili a richiesta anche con finiture speciali.
Le versioni disponibili erano:
70 C.L. – Cromata Liscia
70 C.I. – Cromata Incisa
70 A.L. – Argentata Liscia
70 A.I. – Argentata Incisa (dotata di cofanetto e caricatore aggiuntivo)
70 D.I. – Dorata Incisa (dotata di cofanetto e caricatore aggiuntivo)

71 A.L. – Argentata Liscia
71 A.I. – Argentata Incisa (dotata di cofanetto e caricatore aggiuntivo)

70S D.I – Dorata Incisa

Panoramica delle modifiche apportate durante l’arco produttivo:

Per quanto riguarda i tipi di pulsante di sgancio del caricatore, ce ne sono tre:

1. Vite zigrinata, a testa piatta con innesto a taglio, che si abbinava al pulsante zigrinato della sicura primo tipo; questo tipo di sgancio è stato comunque utilizzato ancora per qualche anno dopo il passaggio alla sicura a leva:

sgancio1tipo

2. Vite liscia, a testa tonda con innesto a taglio

sgancio2tipo

3. Pulsante; in realtà è una vite come le altre ed ha un foro sul bordo per permettere di infilarci un attrezzo e far leva per svitarla od avvitarla:

sgancio3tipo

I tipi di leve arresto otturatore sono due:

1.Primo tipo, usata nei modelli con sicura a traversino:

holdopen1tipo

2. Secondo tipo usata nei modelli con sicura a leva.

holdopen2tipo

La leva arresto otturatore (che funge anche da perno del grilletto) può essere tenuta in posizione in tre diversi modi:

1.Una vite sul lato destro del fusto, utilizzato solo con le leve primo tipo:

perno1tipo

sul lato sinistro dell’arma non c’è nulla che la tenga ferma:

holdopen1tipobis

(notare anche il primo tipo di molla della leva arresto otturatore)

2. Vite sul lato sinistro del fusto:

Schermata 2014-03-30 a 15.28.45

(notare il secondo tipo di molla dell’hold open)

e nulla sul lato destro dell’arma:

perno2tipo

3. Anello seeger sul lato destro dell’arma

holdopentipotrebis

e niente sul lato sinistro:

holdopentipotre

Anche la molla del controcane è stata modificata con il passaggio alle pistole con sicura a levetta inquanto nelle pistole primo tipo serviva anche come molla della sicura.

Di grilletti ve ne sono ti tre tipi:

Questo è quello classico:

grilletto1

molto arcuato, è stato utilizzato su tutti i modelli della serie.

Ad un certo punto questo grilletto è stato modificato ed il dorso non è più liscio ma presenta degli intagli verticali.

Per finire il terzo tipo di grilletto è questo:

grilletto2

installato solo solo sulla 76, ma solo verso la fine della produzione.

Sempre per la modello 76, ad un certo punto è stata aggiunta una vite supplementare che tiene in posizione la molla del controcane, questa qui:

S/W Ver: 85.97.CDP

Altre lievi modifiche hanno riguardato i caricatori in particolare l’estensione per il dito mignolo, l’elevatore, le labbra, il foro in cui si innesta il fermo del caricatore.

Di seguito alcune informazioni sulle matricole utilizzate su queste pistole. I dati non sono ufficiali quindi sono da prendere con le pinze…

I primi modelli erano caratterizzati da un numero di matricola composto da 5 cifre (sia per le pistole in cal. 7,65 che per quelle in .22 LR) situato sul lato destro del fusto, dietro il chiavistello di smontaggio:
questa è una modello 73 del 1958, quindi l’anno di introduzione di queste pistole (si può notare la scritta MADE IN ITALY sul carrello, senza la specifica del modello):

a0bcead95e116f00467aee2

84eb9365e8419997d04b16f

b87d781ddf488b88400315c

La prima cifra non è visibile ma quasi certamente è uno zero poiché un’altra modello 73 del 1959 risulta avere matricola 09893.

Un’occhiata ai marchi di prova mostra due particolarità: prima di tutto che essi si trovano sul lato sinistro del fusto, davanti al grilletto, e poi la data è espressa in numeri arabi e non in numeri romani. All’epoca era infatti abbastanza comune l’utilizzo di entrambi i tipi di notazioni:

Schermata 2014-03-30 a 15.38.26

aa011000105

Entrambe queste armi sono state provate nel 1959 ma la prima (mod. 74) ha il punzone in numeri arabi mentre la seconda (mod. 73) in numeri romani (XV).

Fra il 1961 (XVII) ed il 1963 (XIX) i marchi di prova sono stati spostati dal lato sinistro al lato destro del fusto, come si vede da queste foto:

berettam70001

Per un breve periodo comunque, i marchi saranno di nuovo spostati sul lato sinistro.

Siamo ora nel 1966 (XXII) e siamo a corto di numeri!!

(Beretta 71 matricola: 9xxxx, anno XXII)

beretta71finenumeri

Quindi fra il ‘66 (XXII) e il ‘67 (XXIII) si passa da una matricola composta da cinque cifre (xxxxx) ad una composta da una 1 lettera + 5 cifre (Xxxxxx).

La lettera poteva essere A oppure F. La A era riservata ai revolver in calibro 7,65 mentre la F per quelli in .22.

Ecco un .22 del ‘67 (XXIII) con il nuovo tipo di matricola:

71f2001x

un anno dopo (1968, XIV), stesso numero di matricola ma numerazione più alta:

b71xxiv

dsc00650sf

dsc00653z

Per le 7,65 invece,

Nel 1966 (XXII):

equesta

Un anno dopo (1967, XXIII):b70a

Fra il ‘68 e il ‘69 vi è un nuovo cambio di matricola, vengono introdotte due nuove lettere: L ed M; la L era riservata ai calibro 7,65 mentre la M ai revolver in calibro .22 LR.

ber71m0769

Beretta 101, matricola M01948 e Beretta 71 matricola M07xxx entrambe provate nel 1969 (XXV).

ber70matricolaldx

Beretta 70 matricola L46574 del 1970.

Come si vede dalle immagini, il numero di matricola è ancora situato dietro al chiavistello di smontaggio, tuttavia nel 1971 (XX7) questo viene spostato dapprima davanti al chiavistello, e sul lato opposto del fusto successivamente:

Beretta 74 M3967? anno1971:

beretta744 Stessa cosa per le 7,65:

b70l

Dai numeri di serie si potrebbe azzardare che gli esemplari prodotti in calibro 7,65 fossero circa il doppio di quelli in .22 LR.

Nel 1971 viene introdotta anche la modello 70S in calibro 9 corto e con essa la matricola Nxxxxx (ad essa riservata):

70sdel71aa

Arriva il 1972 (XX8) ed è tempo di un nuovo cambio di notazione matricolare.

A partire dal 1972, infatti, Beretta inizia ad usare un numero di matricola composto da 1 lettera + 5 cifre + 1 lettera (XxxxxxX).
La lettera usata come prefisso era dapprima una A (da A00001X ad A99999X) dopodiché si è passati alla B (da B00001X a salire).

Le lettere usate come suffisso erano:
‘W’ per i modelli in 7,65 mm Browning
‘U’ per i modelli in .22 Long Rifle
‘Y’ per i modelli in 9 mm Browining corto
la numerazione era indipendente quindi teoricamente esiste una pistola con matricola A12345U in .22, una con A12345W in 7,65 ed una con A12345Y in 9 corto.

Qui c’è una mod.71 con matricola M4xxxx:

b71m

qui una 74A conA0xxx3W dello stesso anno:

74amatra0

Un modello 76 con matricola A00755U risulta essere provato nel 1973, quindi probabilmente il passaggio al nuovo tipo di matricolazione non è avvenuto nello stesso momento per tutti i calibri, probabilmente perché in magazzino c’ erano già diverse pistole bancate con il vecchio tipo di matricola.

Si deve arrivare alla conclusione che la numerazione sia indipendente perché mentre nel 1979 [AE] esisteva già una modello 70 in 7,65 con matricola B73458W due anni dopo, nel 1981 (AH), le .22 (una mod.76 in questo caso) erano ancora alla matricola B3451xU.

Il passaggio fra le matricole AxxxxxU e BxxxxxU (per le .22 quindi) è avvenuto indicativamente fra il 1979 ed il 1980;

Il passaggio fra le matricole AxxxxxW e BxxxxxW (per le 7,65 quindi) è avvenuto indicativamente fra il 1974 ed il 1979;

Il passaggio fra le matricole AxxxxxY e BxxxxxY (per le 9 corto) non è mai avvenuto:

Questa è una 70S 9 corto del 1983 [AL], l’ultimo periodo di produzione quindi, e la matricola è ancora A58332Y:

70s9c1983

e matricole inizianti per C,D,… sono state in seguito utilizzate da Beretta per la successiva serie 81, ma per questa aprirò una discussione a parte in futuro.

Ricapitolando quindi, le matricole utilizzate sono state, indicativamente:

1958 -> 1966 = matricola a 5 cifre (xxxxx) sia per le 7,65mm che per le .22 LR)

1966 -> 1968 = matricola composta da 1 lettera + 5 cifre: (Axxxxx = 7,65mm, Fxxxxx .22 LR)

1968 -> 1972 = matricola composta da 1 lettera + 5 cifre: (Lxxxxx = 7,65mm, Mxxxxx .22 LR, Nxxxxx 9mm corto)

1972 -> fine produzione = matricola composta da 1 lettera + 5 cifre + 1 lettera: (la prima lettera è stata la A, una volta esauriti i numeri si è passati a B, la lettera di suffisso invece indicava il calibro ed era W = 7,65mm, U = .22LR, Y=9 corto)

Qualche informazione aggiuntiva e qualche foto sui modelli in serie limitata:

I prezzi provengono dal catalogo Bolaffi del cacciatore e delle armi del 1972.

Le versioni disponibili erano:
70 C.L. – Cromata Liscia (L. 36.000)
70 C.I. – Cromata Incisa (L. 40.00)
70 A.L. – Argentata Liscia (L. 39.000)
70 A.I. – Argentata Incisa (dotata di cofanetto e caricatore aggiuntivo) (L. 73.500)
70 D.I. – Dorata Incisa (dotata di cofanetto e caricatore aggiuntivo) (L. 77.500)

71 A.L. – Argentata Liscia (L. 40.000)
71 A.I. – Argentata Incisa (dotata di cofanetto e caricatore aggiuntivo) (L. 75.000)

70S D.I. – Dorata Incisa

I prezzi dei modelli standard per confronto:

70 Fusto lega leggera (L. 25.000)
70 Fusto acciaio (L. 26.000)
71 (L. 26.500)
72 (L. 30.500)
74 (L. 30.000)
76 (L. 40.000)
100 (L. 31.000)

e quello di altre pistole:

952 Standard (L. 51.500)
952 Special (L. 81.500)
950B (L. 18.000)

Walter PPK 7,65mm (L. 76.000)
Walter PPK .22 LR (L. 80.000)
Walter P30 .30 Luger (L. 95.000)
Ruger Mk I standard (L. 55.000)
Smith Wesson 41 .22 LR (L. 139.000)
Smith wesson 36 .38 Special (L. 90.000)

Seguono un po’ di immagini speciali:

70 A.I.

70ai1

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70 C.I. (suppongo)

70incisa1

70incisa2

70incisa3

70incisa4

70 D.I.

70DI1

70DI2

71 A.I.

Model_71_cal_22_LR-silver_plated-19642

Model_71_cal_22_LR-silver_plated-1964

70S D.I.

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Su armi usate c’è una versione nickelata in vendita, che non dovrebbe esistere, semmai potrebbe essere cromata, ma l’immagine è troppo piccola per capire se originale oppure rifinita in seguito.

Come anticipato inserisco anche alcune informazioni sui diversi tipi di scatole:

Durante l’arco produttivo le pistole sono state consegnate in diversi tipi di scatole.

Scatola di cartone bianca e azzura:

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Scatola di cartone bianca, prodotte in diverse dimensioni e varianti: interno in cartoncino, polistirolo o spugna e coperchio rimovibile o pieghevole:

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Scatola di cartone rossa per la modello 76:

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Scatola di cartone blu (due versioni esistenti: interno in cartoncino oppure in spugna):

70Sn

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Custodia morbida blu:

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Valigetta blu con controscatola grigia:

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beretta76S4

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Valigetta di lusso opzionale, simile esteticamente a quelle che accompagnavano i sovrapposti della serie SO:

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Infine un interessante accessorio, molto raro in Italia: si tratta del kit di conversione in 22 short, consiste in una molla di recupero più leggera e un caricatore studiato appositamente per il .22 Short.

Foto della pistola, con kit di conversione:

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Pubblicità americana dell’epoca:

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A questo punto, se mai dovesse capitare un clamoroso “re-trouvè” di una Beretta calibro .22 della serie 70 in circostanze “sospette”, se non altro avremmo qualche elemento in più per essere in grado di riconoscerla e distinguerla dalle altre, prima di gridare “Eureka!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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